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Associazione Scientifica
"Incontri al Fatebenefratelli"

 

 

 

 

 

Carissimo Collega frastornato,

capisco benissimo la tua amarezza e solidarizzo con te perché stiamo nella stessa barca e conosciamo bene chi rema veramente e chi, invece, rema contro.

Purtroppo la medicina italiana (e, anzi, tutta la società) è in una grave crisi di identità e quelli, come noi, che hanno ricevuto una  “buona educazione” non possono che vivere con disagio l’attuale imbarbarimento dei costumi e della filosofia di fondo che anima, in maniera devastante, molti ospedali italiani.

Se non conoscessimo tante realtà ospedaliere e tanti Medici ancora immuni da questo virus malefico e contagioso, saremmo portati a dire che:
“IL MALATO NON È PIÙ AL CENTRO DELL’INTERESSE NELLA ORGANIZZAZIONE SANITARIA. QUELLO CHE CONTA È IL PROFITTO, LA PRODUTTIVITÀ, IN DEFINITIVA IL VILE DENARO”.

In molte realtà del nostro paese il medico “stimato” non è più quello che sacrifica la sua vita familiare ed il suo sonno per trovare le soluzioni utili al benessere del proprio paziente, ma È SOLO QUELLO CHE AUMENTA IL FATTURATO DELLA PROPRIA AZIENDA; poco importa se quel fatturato è stato accumulato, in alcuni casi, in maniera criticabile”.

“Facendo dei dottori dei mercanti, li costringiamo ad imparare i trucchi del commercio”diceva Bernard Shaw, 1906, nel “Il dilemma del dottore”).

La morale generale viene stravolta, o meglio non esiste più una morale; quello che conta è il mercato della sofferenza, dove sappiamo bene quanto facilmente, in Medicina, la osannata legge del mercato si possa trasformare in legge dell’usura. Come cioè dalla famosa “UMANIZZAZIONE OSPEDALIERA”  si  possa passare con disinvoltura immorale alla famigerata “DISUMANIZZAZIONE  PSEUDO AZIENDALISTICA”.

E nessuno in Italia si preoccupa di far niente per invertire questa vergognosa tendenza, anzi essa viene incentivata e premiata.

Il sempre compianto fra Pier Luigi Marchesi, Generale dei Fatebenefratelli,  da grande Profeta
quale era, aveva intuito con largo anticipo il pericolo di questa deriva “aziendalistica” ed aveva
segnalato la china pericolosa in cui ci si stava avviando, ma, nonostante i tanti discorsi celebrativi ed i libri che vengono pubblicati sul Suo messaggio carismatico, alcuni non mostrano di aver tratto realmente tesoro dai Suoi insegnamenti.

Non a caso gli estensori dell’ultimo libro sulla Sua figura lo hanno intitolato “Storia ed utopia”, quasi a certificarne definitivamente il valore “utopico”. Ma ovviamente così non è e sarebbe un grave errore pensarlo.

L’ attuale momento di crisi della Sanità farebbe pensare che veramente si sia trattato di una utopia, ma proprio Pierluigi Marchesi soleva ripetere che:  “L’utopia non è l’opposto della concretezza,

 

 

anzi è la concretezza del domani…..personalmente ho sposato l’utopia da molti anni,  sorella della ospitalità e non me ne pento”  oppure  diceva: “L’impresa sanitaria non può essere ridotta a semplice azienda basata sul profitto, anche se il profitto indica il buon andamento di un’azienda sanitaria”. E ancora aggiungeva: “Anche l’Ospedale-azienda non è il nostro modello…di modernità si può morire… In genere è bello l’Ospedale moderno, costruito da poco…Ma l’umanità c’è ? Dov’è ? se si dedicano ore per fare bilanci e pochi minuti per discutere dei malati?”

“Dobbiamo avere il coraggio di non porre più al centro delle attività l’economia… ma finalmente i bisogni nuovi e diversi dei nostri fratelli malati… ” (P. L. Marchesi).

L’ Ospedale  è  come un Tempio, anzi è il vero Tempio: il Tempio della sofferenza, per cui bisogna darsi da fare per scacciare i mercanti dal Tempio e dagli Ospedali.

D’altronde Padre Marchesi era veramente in linea con i messaggi del Santo Fondatore S. Giovani di Dio; ed a Sua volta S. Giovanni di Dio era in perfetta sintonia con chi, più autorevolmente ancora, lo aveva preceduto, scacciando i mercanti dal tempio: “…e non fate della casa  del Padre mio un luogo di mercato” (Gv 2,14-17) (Mt21,12-13) (M11,15-17) (Sal 68,10). “Non si può servire Dio e Mammona” (Mat. 6,24).

Anche recentemente molte altre voci si sono levate per aprire gli occhi ai ciechi e far tornare l’udito ai sordi: “La salute non è un prodotto, il malato non è un cliente e la sanità è fuori dal mercato” (Cardinale Carlo Maria Martini). “Il rispetto della vita non può consentire a nessuno di utilizzare la malattia come semplice occasione per fare profitti”  (P.  Quattrocchi) e d’altronde è facile intuire che nel mondo della sofferenza non ci vuole molto a passare dalla legge del mercato  alla legge dell’usura, quando è naturale che uno dei due attori del mercato (il compratore malato) sia in condizioni di evidente inferiorità rispetto al venditore sanitario (medico o parasanitario o industria).

L’ esempio dei Maestri della Medicina italiana ci ha fatto conoscere il modello positivo dell’”entusiastic leader” che non si lascia demotivare dalla latitanza di chi è preposto all’aggiornamento etico-scientifico, né si fa cambiare il proprio patrimonio genetico “Ippocratico” e “Cristiano” dall’avvento “distorto” dei DRG o dalla fallimentare esaltazione della pseudo-medicina intesa come catena di montaggio, in cui il paziente diventa solo un “bullone nell’ingranaggio”  e dove si corre alla ricerca  di un profitto sterile, quale  obiettivo  primario dei medici cosiddetti pseudo-manager.

Tutto questo è contrario all’etica (ippocratica e cristiana), al codice deontologico e al principio della Umanizzazione cui ci siamo sempre riferiti ed a cui abbiamo dedicato, con i nostri limiti, trenta anni  e più della nostra vita ospedaliera.

VORREMMO CAMBIARE ADESSO ?  SICURAMENTE  NO !

Abbiamo coscientemente rifiutato gli appetitosi guadagni delle case di cura privata e non ce ne siamo sicuramente pentiti.

ABBIAMO  CREDUTO NELLA FILOSOFIA “OSPEDALIERA”  E NELLA LOGICA DELLA “OSPITALITA’”  E  SICURAMENTE  NON VOGLIAMO  FINIRE LA  NOSTRA  CARRIERA .IN  UNA ATMOSFERA  ED  IN  UNA  MENTALITA’  “PRIVATISTICA PURA”.

Pertanto continuiamo a fare i Medici come ce lo hanno insegnato i nostri Maestri.

“Subire un'ingiustizia è meglio che commetterla” [frase di Socrate, riconosciuto come padre fondatore dell'etica o filosofia morale e della filosofia in generale (470 a.C. – 399 a.C.) oppure

«Meglio essere un Socrate insoddisfatto che un porco soddisfatto». [frase di John Stuart Mill (1806 – 1873),  filosofo ed economista britannico (nel saggio sull’Utilitarismo, 1863).

                                                                        Con  affetto e grande stima

                                                                                    Franco Sgambato

 

 

 

 

“Una politica economicista ha snaturato in gran parte la sanità:

abbiamo cominciato a ragionare in termini aziendali.

Non mi stanco di dire questa cosa perché, pur essendo stato

uno che ha creduto nell’aziendalizzazione degli ospedali,

quando ho visto che la missione dell’ospedale è cambiata

e che oggi curiamo di più i bilanci che i pazienti,

questa cosa non mi piace più.

Bisogna fare uno sforzo culturale serio

per capire che cos’è un Ospedale:

non è una fabbrica, è un’altra cosa.

Come si fa a gestire bene un ospedale?

Io non ho la ricetta,

ma certamente la ricetta che ci è stata proposta

non è quella giusta o lo è solo in parte.”

Ministro della Salute, Cernobbio, Aprile 2003